Amy Hempel e L’uomo di Bogotá

"Mr and Mrs Clark and Percy", David Hockney
“Mr and Mrs Clark and Percy”, David Hockney

Non trovo più nessuna utilità in Facebook, ma ne sono dipendente e ciò mi porta ad accedervi in automatico e scrollare annoiato tra i post che la mia filter bubble decide di mostrarmi. Ogni tanto però c’è qualcosa che mi desta da questa sorta di sonnolenza.

Tempo fa ho trovato nella home una foto fatta da un mio contatto su Facebook alla pagina di un libro. Era solo una foto, senza nessun commento ad accompagnarla. Stava lì,  persa tra qualche meme a sfondo politico, appelli per qualche cane scomparso e post riguardanti la polemica del giorno. C’era un titolo – “L’uomo di Bogotá” – e sotto un racconto che stava tutto in quella pagina. Ho cercato su Google a chi appartenesse quella storia e ho trovato lei, Amy Hempel.

Un paio di giorni dopo ho acquistato “Ragioni per vivere: tutti i racconti” (Mondadori, 2009, Traduzione di Silvia Pareschi), la raccolta completa delle opere della Hempel.

Ho scoperto che vale la pena leggere (e rileggere) ogni singolo racconto di questa scrittrice – fosse solo per capire quanto uno scrittore come Chuck Palahniuk ne sia stato influenzato -, ma quel “L’uomo di Bogotá”, in quasi 1300 battute, racconta tutto.

 

Amy Hempel

L’uomo di Bogotá

La polizia e quelli del pronto intervento non cavano un ragno dal buco. La voce implorante del consorte non ottiene l’effetto sperato. La donna resta sul cornicione, ma minaccia, non ancora per molto.
Immagino che tocchi a me convincerla a scendere. Vedo la scena, che si svolge così.
Le parlo di un uomo di Bogotá. Era una persona ricca, un industriale che era stato rapito a scopo di estorsione. Non era un telefilm: la moglie non poteva telefonare alla banca e procurarsi un milione di dollari in ventiquattr’ore. Ci sarebbero voluti mesi. L’uomo era malato di cuore, e i rapitori dovevano tenerlo in vita.
Stai a sentire, dico alla donna sul cornicione. I sequestratori lo fecero smettere di fumare. Gli cambiarono la dieta e lo costrinsero a fare ginnastica tutti i giorni. Lo tennero così per tre mesi.
Una volta pagato il riscatto, l’uomo venne rilasciato e fu visitato da un medico: questi lo trovò in ottima salute. Racconto alla donna quello che disse il medico: il rapimento era la cosa migliore che potesse capitare a quell’uomo.

Forse non è una storia che convince la gente a scendere dai cornicioni. Ma la racconto pensando che la donna sul cornicione si farà una domanda, la stessa domanda che si fece l’uomo di Bogotá. Come facciamo a sapere che quello che ci succede non sia un bene?

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