Spoleto 24/02/2118

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Il presidente della Pro Loco di Malfondo, Malcom Spinelli, parcheggia la propria Tesla nel posto riservato agli amministratori locali nei parcheggi pubblici. Anche se si va affievolendo, ogni volta che lo fa, Spinelli sente un leggero brivido partirgli dalla nuca fino ad arrivare al nervo pudendo: è la sensazione di essere un privilegiato a dargli quel leggero brivido. Spoleto è ormai un quartiere periferico di Foligno e le pro loco hanno  sostituito a livello amministrativo i comuni: chi le presiede detiene un gran potere, un potere soprattutto economico, dato principalmente dagli introiti delle sagre, quasi tutte quotate in borsa.

Spinelli scende dalla macchina e si trova con la faccia a pochi centimetri da un drone. Il piccolo velivolo rimane fermo sul posto, perfettamente in equilibrio, e nel frattempo sullo schermo frontale appare un messaggio.
Il messaggio dice: “Dammi qualche bitcoin.”
Spinelli scuote la testa e fa: “Guarda, li ho dati prima a quello che stava al supermercato, e ora di’ al tuo padrone di lasciarmi in pace.”
Su un muretto, sotto i deboli raggi del sole di febbraio, c’è un ragazzetto bianco, sulla ventina. Forse è del Montana, forse dell’Alabama, è sempre difficile riconoscerli. Spinelli sa solo che è uno dei tantissimi americani che, dopo lo scoppio della bolla speculativa sui bitcoin che ha messo in ginocchio gli Stati Uniti, hanno invaso l’Europa in cerca di fortuna.
Il ragazzo è chino su un dispositivo, è lui che sta manovrando il drone.
Sullo schermo appare un altro messaggio. Ora c’è scritto: “Solo qualche bitcoin, amico.”
“Io non sono tuo amico” dice Spinelli che, dribblando il dispositivo volante, si incammina verso piazza del Mercato: lì tra poco apriranno una capsula del tempo chiusa esattamente cento anni fa. È un evento del quale non frega niente a nessuno ma, a lui come altri rappresentanti istituzionali è imposta la presenza, un obbligo sancito per legge per frenare il dilagante fenomeno dell’isolamento sociale. E poi a breve si rinnoveranno i consigli delle varie pro loco, è quindi importante farsi vedere. Almeno da chi sta guardando l’evento in streaming.

A vederlo mentre cammina, Spinelli sembra sicuro e tranquillo, ma dentro di sé sta rimuginando sul fatto che l’americano potrebbe far qualche dispetto alla sua macchina. Ed è in questo clima che sa di odio, paura e diffidenza che si sta per insidiare il ventesimo governo Berlusconi, il quale continua a vivere nel corpo di un androide grazie a innesti del suo DNA alla scheda madre del robot.

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Il peso dell’anima di un nano da giardino

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Illustrazione di Duccio Brunetti

Mentre Debora non fa che chiedermi scusa, io non faccio che chiedermi perché mi sono lasciato coinvolgere in questa enorme cazzata. Poi, tra il dolore della ferita, uno sconosciuto dall’aspetto poco sano che mi sta medicando e la riproduzione in gesso di Pisolo che mi fissa, mi rispondo che, forse, l’ho fatto perché avevo bevuto. Continua a leggere

“Il peso dell’anima di un nano da giardino” su Umbria Noise

Il peso anima nano giardino screen shotSoccorritori sconosciuti dall’aspetto poco sano. Nani da giardino. Violazione di domicilio. Vino scadente. Debora. Cartucce caricate a sale. Feet worship.

Questo è più o meno quello che trovate nel mio racconto (inedito) “Il peso dell’anima di un nano da giardino” pubblicato sul numero di questo mese di Umbria Noise.

Sono 3946 battute, spazi inclusi, quindi 5, massimo 6 secondi e l’avete letto.

Umbria Noise la trovate un po’ dappertutto (e se lo trovate, fermatevi a leggerlo), sennò qui c’è la versione interamente sfogliabile online (“Il peso dell’anima di un nano da giardino” lo trovate a pag. 32) – http://bit.ly/29AfY0R

Sempre grazie a Giulia Coletti e Matteo Schifanoia.

“Armadillo” su Verde Rivista

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Red Tweny, A rope around the neck

“La ragazza della coppia chiede a lui di farsi un selfie. È l’unico dialogo che i due hanno avuto finora. Entrambi si sporgono un po’ sul tavolo, avvicinandosi. Sorridono e si fanno la foto facendo il segno della vittoria.
Ecco, questa è una cosa non ho mai capito, questa del segno della vittoria nelle foto che non vengono scattate da un podio di una qualsiasi gara o competizione. La home di Facebook, ad esempio, ne è invasa di foto del genere. Che ogni volta che ne vedo una mi chiedo: ma di preciso preciso, che cazzo avete vinto?
Appena fatta la foto, i due tornano seri, ognuno sul Continua a leggere

Sua Maestà Tossica

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FOTO: Federico Carnevale a.k.a. Julius Maria Joseph

Non vorrei trovarmi qui oggi. C’è la festa del patrono e c’è un sacco di gente in giro. Troppa.
Ci fosse stato anche Mattia non sarebbe stato un problema, avrei condiviso con lui la mia sociofobia, ma il coglione non è potuto venire.

Mattia non fa nulla, non lavora. Ha solo il padre, pensionato, che gli sgancia un po’ di soldi al mese, ma a patto che quando gli serve qualcosa, il figlio deve farsi trovare a sua completa disposizione. Oggi, ad esempio, l’ha chiamato poco prima di Continua a leggere