Yakety Sax

benny hillPrima ero nella sala d’attesa dell’oculista. C’ero io, che attendevo che l’effetto delle gocce che mi aveva messo il medico per dilatare le pupille svanisse, e c’era una signora un po’ anziana.
La signora un po’ anziana aveva qualcosa di strano. C’ho pensato su parecchio, poi ho capito: somigliava a Benny Hill. Ma proprio tanto.
Lì per lì ho pensato che fosse un effetto delle gocce.
Poi, però, l’effetto delle gocce è finito. E così ho verificato che Continua a leggere

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I Ditari

manoOk, sono giuste tutte queste ordinanze contro i botti, per carità, i nostri amici animali e bla bla bla, ma vorrei far notare che così facendo andiamo ad uccidere una categoria di persone che con i botti, indirettamente, ci vive: i ditari.
I ditari sono poco conosciuti perché si tengono alla larga dai riflettorI mantenendo sempre un basso profilo, ma sono quei professionisti che la mattina del primo dell’anno, mentre noi ci stiamo preparando ad Continua a leggere

Penne

J_Smit_nach_Joseph_Wolf_Pavo_Cristatus

[…] Quella serata da Bud e Olla è stata veramente speciale. L’ho capito subito che era speciale. Quella sera mi sentivo riconciliato con quasi tutti gli aspetti della mia vita. Non vedevo l’ora di rimanere solo con Fran per dirle quello che stavo provando. Quella sera ho espresso un desidero. Seduto lì a quella tavola, ho chiuso un attimo gli occhi e mi sono concentrato. Ho espresso il desiderio di Continua a leggere

“Sua Maestà Tossica” su Umbria Noise

umbria-noise_raccontoIl racconto del mese, nel numero di settembre di Umbria Noise (http://bit.ly/1JKnro8), è Sua Maestà Tossica di Jacopo Marocco. Che poi sarei io.
E’ un racconto (inedito) che parla di tossici, Campari gin, sguardi, MD, conchiglie e sociofobia.
Umbria Noise lo trovate un po’ dappertutto, cercatelo.
Qui c’è la versione interamente sfogliabile online (Sua Mestà tossica si trova a pag. 32/33) – http://bit.ly/1USIBTC
Ah, leggerò SUA MAESTA’ TOSSICA domenica sera per il festival di UN: [UMBRIA NOISE by the Lake] 18.19.20 settembre ( http://on.fb.me/1McaOCG)
Un ringraziamento particolare va a Giulia Coletti e Matteo Schifanoia.

Cujo

cujo-stephen-kingScese in fretta le scale, senza fare rumore con i piedi scalzi. Seguì Brett in cucina. Indossava solo i pantaloni del pigiama di colore celeste, con i lacci bianchi di cotone che gli pendevano dalla vita poco sotto il cavallo. Anche se non si era ancora a metà dell’estate, era già molto abbronzato perché era scuro di carnagione, proprio come suo padre.
Si fermò sulla soglia a osservare il suo profilo illuminato da quella stessa luce brillante e rarefatta del mattino sereno. Lo vide cercare lentamente lungo lungo la fila di pensili sopra il fornello, il piano della cucina e il lavello. Aveva il cuore pieno di meraviglia e di paura. E’ bello, pensò. Tutto quello che c’è di bello, o per meglio dire che c’era, in noi, adesso è in lui. Fu un momento che  Continua a leggere

Che fine hanno fatto tutti?

Certe volte Cynthia e io ci mettevamo a parlare di come andavano le cose – “a passare in rassegna la situazione”, dicevamo noi. Ma c’era pure qualche rara occasione in cui parlavamo di cose che non c’entravano per niente con la situazione. Un pomeriggio, eravamo in soggiorno e lei mi fa:
“Quando ero incinta di Mike una volta mi portasti in bagno quando ero così grassa e mi sentivo tanto male che non riuscivo neanche ad alzarmi dal letto. Mi ci portasti in braccio. Continua a leggere

Il mio cane non ha mai capito un cazzo

EXIT_LOVE_FIRENZE_IL_MIO_CANE_NON_HA_MAI_CAPITO_UN_CAZZO_JACOPO_MAROCCO

EXIT_LOVE_FIRENZE_IL_MIO_CANE_NON_HA_MAI_CAPITO_UN_CAZZO_JACOPO_MAROCCO

“alla fine cosa avremmo da dirci
se anche da estranei siamo comunque meglio dei nostri amici”
Ti augurerei il male – L’orso

Mio fratello non sta bene. Non sta bene per niente. Mia madre è una vita che dice che gli manca qualche rotella. Non lo so. Quello che so è che è pieno di fisse, da sempre.
Da piccolo non mangiava nei piatti, metteva il cibo direttamente sul tavolo e mangiava lì. Poi aveva un amico immaginario di nome Bob che, stando a quello che diceva lui, aveva sui quarant’anni, i capelli lunghi e grigi e viveva nei boschi. Poi c’è stata la fase in cui si faceva i tagli sulle braccia, quella in cui non dormiva perché era convinto che qualcuno, nel sonno, lo avrebbe soffocato. Quella delle scie chimiche. E tante altre fasi di follia.
L’ultima è quella degli alieni. Sono giorni ormai che non fa che ripetere a tutti: “Loro stanno arrivando. Sei pronto?”. E per “Loro”, ovviamente, intende Continua a leggere