Il peso dell’anima di un nano da giardino

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Illustrazione di Duccio Brunetti

Mentre Debora non fa che chiedermi scusa, io non faccio che chiedermi perché mi sono lasciato coinvolgere in questa enorme cazzata. Poi, tra il dolore della ferita, uno sconosciuto dall’aspetto poco sano che mi sta medicando e la riproduzione in gesso di Pisolo che mi fissa, mi rispondo che, forse, l’ho fatto perché avevo bevuto. Continua a leggere

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“Il peso dell’anima di un nano da giardino” su Umbria Noise

Il peso anima nano giardino screen shotSoccorritori sconosciuti dall’aspetto poco sano. Nani da giardino. Violazione di domicilio. Vino scadente. Debora. Cartucce caricate a sale. Feet worship.

Questo è più o meno quello che trovate nel mio racconto (inedito) “Il peso dell’anima di un nano da giardino” pubblicato sul numero di questo mese di Umbria Noise.

Sono 3946 battute, spazi inclusi, quindi 5, massimo 6 secondi e l’avete letto.

Umbria Noise la trovate un po’ dappertutto (e se lo trovate, fermatevi a leggerlo), sennò qui c’è la versione interamente sfogliabile online (“Il peso dell’anima di un nano da giardino” lo trovate a pag. 32) – http://bit.ly/29AfY0R

Sempre grazie a Giulia Coletti e Matteo Schifanoia.

“Armadillo” su Verde Rivista

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Red Tweny, A rope around the neck

“La ragazza della coppia chiede a lui di farsi un selfie. È l’unico dialogo che i due hanno avuto finora. Entrambi si sporgono un po’ sul tavolo, avvicinandosi. Sorridono e si fanno la foto facendo il segno della vittoria.
Ecco, questa è una cosa non ho mai capito, questa del segno della vittoria nelle foto che non vengono scattate da un podio di una qualsiasi gara o competizione. La home di Facebook, ad esempio, ne è invasa di foto del genere. Che ogni volta che ne vedo una mi chiedo: ma di preciso preciso, che cazzo avete vinto?
Appena fatta la foto, i due tornano seri, ognuno sul Continua a leggere

Sua Maestà Tossica

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FOTO: Federico Carnevale a.k.a. Julius Maria Joseph

Non vorrei trovarmi qui oggi. C’è la festa del patrono e c’è un sacco di gente in giro. Troppa.
Ci fosse stato anche Mattia non sarebbe stato un problema, avrei condiviso con lui la mia sociofobia, ma il coglione non è potuto venire.

Mattia non fa nulla, non lavora. Ha solo il padre, pensionato, che gli sgancia un po’ di soldi al mese, ma a patto che quando gli serve qualcosa, il figlio deve farsi trovare a sua completa disposizione. Oggi, ad esempio, l’ha chiamato poco prima di Continua a leggere

Mi sento fortunato

Disinteresse, procrastinazione, scaramanzia, paura: questi e molti altri i motivi per cui per anni, nonostante la curiosità, ho rimandato il fatto di cliccare sul tasto “Mi sento fortunato” di Google. Poi oggi ho preso coraggio e ci ho cliccato. L’ho fatto, e finalmente ho scoperto a cosa serve.
A un cazzo.mi sento fortunato