Questione di sangue

Domenica 9 agosto h.10:30

Forse è un bene. È un bene che per un po’ di giorni lei se ne andrà via da qui. È un bene per me, è un bene per lei. Sì, deve andarsene. Via. Via da me, dai miei occhi e dal mio desiderio.

Dalla macchina, la vedo sorridermi, salutarmi e, mentre lo fa, io non riesco a non immaginarla nuda. Nuda sul suo letto, vestita solo della sua pelle rosa pallido e coperta solamente da quel suo odore dolce e caramellato.
Mi saluta e mi sorride.

Per quanto sia doloroso per me, è comunque una fortuna il fatto che continua a leggere…

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Il ragazzo della stanza numero 16 (quarta e ultima parte)

Non so quanto ci mise, so solo che fu terribile: nella mia mente solo pensieri terribili ed angosciosi, però poi tutto scemò. Non mi calmai completamente, perché continuavo a sentire quel pianto, ma se non altro ora riuscivo a pensare in maniera più razionale.
In uno sprint di coraggio, ora che il panico si era placato, decisi di andare al bagno, verso la fonte di quel lamento. Uscii dalla mia camera e accesi la luce del corridoio: non c’era nessuno, tutti erano nelle loro stanze: mamma e papà nella loro, James nella sua.
Attraversai il corridoio ed andai in bagno. Poco prima di oltrepassare la soglia della porta però, il lamento cessò. Trassi un profondo respiro ed entrai.
Accesi la luce ma non c’era nulla. Solo una terribile puzza di continua a leggere…

Il ragazzo della stanza numero 16 (terza parte)

Dovetti lottare per resistere alla tentazione di gettare via anche quel pezzetto di carta: anche se il solo pensiero di averlo con me mi mandava fuori di testa, pensai che dovevo tenerlo per farlo vedere ai miei, come prova per dimostrare che non ero pazzo.
Neanche a dirlo, fu tutto inutile: quando tornai a casa, quando mi trovai di fronte ai miei per fargli vedere quel maledetto biglietto, non lo trovai più. Frugai un bel po’ tra le mie tasche, ma niente. Il foglio era scomparso. Risultato: anche se fecero di tutto per non darlo a vedere, feci preoccupare ancora di più i miei.

Quella sera, per stemperare l’atmosfera, mio padre ci portò tutti al luna park: me, la mamma e James. E devo dire che fu una continua a leggere…

Il ragazzo della stanza numero 16 (seconda parte)

…avevo degli amichetti nel Rhode Island, ma di sicuro una volta venuto qui non riuscii proprio a farmene di nuovi. Quel cambiamento non mi fece un granché bene e qui non trovai molta accoglienza. Trovai una mentalità contadina, molto provinciale, abituata ad avere paura del forestiero. Una volta bollato come quello “di fuori”, lo restai per sempre. Per reazione anche io mi chiusi al mondo. Se loro non mi volevano, allora non li volevo neanche io.
Non pensi, dottoressa, che la cosa sia stata difficile o molto triste. Non sono stato male senza amici. Diciamo che, quando ti abitui alla solitudine, alla fine non stai poi così male.
Ariel mi chiede di continuare con la storia del pacchetto regalo.
Pensai che aprire il pacchetto mi avrebbe aiutato a capire. Capire chi continua a leggere…

Il ragazzo della stanza numero 16 (prima parte)

1.
L’ennesimo dottore che vuole sentire questa storia. La mia storia.
Dottori, dottori, dottori…
Ormai non so più quante volte l’ho raccontata. A quanti medici l’ho narrata. Avrebbero potuto registrarmi così avrei risparmiato tempo e fiato, ma dicono che no, non è lo stesso. Vogliono sentirla da me, dal vivo. Vogliono guardarmi negli occhi e prendere i loro cazzo di appunti mentre gli racconto di come ci sono finito qui, in questo dannato posto.
Come sono ingenuo io. Stupido. A lungo ho sperato che il dottore di turno che voleva parlarmi, lo facesse per tirarmi fuori di qua. Che fosse venuto per salvarmi, perché magari mi credeva, credeva alla mia storia, perché voleva aiutarmi. I primi tempi ci speravo sul serio. Poi, invece, ho capito che continua a leggere…