Il peso dell’anima di un nano da giardino

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Illustrazione di Duccio Brunetti

Mentre Debora non fa che chiedermi scusa, io non faccio che chiedermi perché mi sono lasciato coinvolgere in questa enorme cazzata. Poi, tra il dolore della ferita, uno sconosciuto dall’aspetto poco sano che mi sta medicando e la riproduzione in gesso di Pisolo che mi fissa, mi rispondo che, forse, l’ho fatto perché avevo bevuto.

Oggi pomeriggio Debora mi ha trascinato in una bettola, appena fuori da questo buco di culo di città. Un posto dove servono vino scadente nei bicchieri della Nutella.
Dopo esserci fatti non so quanti bicchieri, scanditi dalle bestemmie dei vecchi che giocavano a carte poco più in là, abbiamo deciso di tornare a casa.
S’era fatto buio. Prima di salire in macchina, mi sono accorto che nel giardino della casa di fronte alla bettola c’era tutta una schiera di nani da giardino. Senza pensarci troppo, l’ho detto a Debora: tre secondi dopo già aveva indosso un passamontagna e ne stava mettendo uno anche a me.
Debora fa parte di un gruppo che ha come missione quella di liberare i nani da giardino. “Diego, quelli c’hanno un’anima e non devono ‘sta carcerati nei giardini, soffrono a vivere in quella maniera, sottoposti a tutte le intemperie e costretti sempre a sorridere”: questa è la risposta che mi ha dato un giorno quando le ho chiesto “Perché?”. L’obiettivo, da quel che ho capito, è quello di portare tutti i nani da giardino possibili nel loro habitat naturale, il bosco, e di liberare lì la loro anima, rompendo la statua di gesso. In cambio, dicono, il nano porterà fortuna al suo liberatore.
Ormai è qualche anno che Debora, da sola o con qualcuno, rapisce nani e li va a liberare nei boschi. Non ho mai capito il perché di questa sua passione, come non ho mai capito perché al suo ragazzo non ha mai detto nulla di questa cosa, mentre gli ha detto che si mantiene con il “Feet worship”, cioè grazie a dei tizi che la pagano per guardarle i piedi. “I segreti in una coppia ci devono essere”: questa è la risposta che mi ha dato un giorno quando le ho chiesto “Perché?”.

Abbiamo fatto il giro della casa, e siamo entrati da un cancelletto sul retro. Nessun cartello che avvisava il pericolo di cani da guardia, così siamo entrati tranquilli. Furtivi, ma tranquilli. C’era l’alcool, poi, che ci dava coraggio.
Ci siamo avvicinati ai nani, tutte stauette sul mezzo metro. C’era anche Biancaneve, che svettava su tutti, alta quasi un metro. Mi stavo dirigendo verso di lei, ma poi mi sono ricordato che Debora mi aveva detto che dalla “liberazione” sono escluse altre statue da giardino come Bambi, i Puffi e, soprattutto, Biancaneve. Non so perché, ma è considerata una delle maggiori responsabili della prigionia dei nani.
Debora ha indicato Brontolo. Io invece ho scosso la testa, mi sono guardato intorno e l’ho visto subito: Pisolo, l’unico dei sette nani che mi è sempre stato simpatico. L’ho preso mentre Debora si sparava selfie a ripetizione, con me dietro che portavo il nano in braccio. Le ho fatto cenno di andarcene, ma contemporaneamente qualcuno, da una finestra alle nostre spalle, ha gridato qualcosa tipo “Rumeni di merda vi sparo”. Così siamo corsi verso la macchina, ma, cazzo, quello ha sparato sul serio. Per fortuna erano cartucce caricate a sale, ma, vaffanculo, una m’ha preso in una coscia.
Il tizio ci ha pure inseguiti per un po’, Debora però sa guidare meglio di un rallista e l’ha seminato subito.

Siamo venuti a nasconderci a casa di un tipo che fa sempre parte di questo gruppo rapisci-nani del cazzo. E’ un tizio che sembra un cinese, e non solo perché ha un aspetto giallognolo. No, ha proprio i tratti da cinese. E’ lui che mi sta medicando la ferita, con Debora che non fa che scusarsi per quanto è accaduto e Pisolo che mi fissa. Poi il tizio mi butta qualcosa sulla ferita, brucia e io salto in piedi dal dolore. Non volendo urto il nano che, cadendo, si spacca in due.
Ed è così che scopriamo che l’anima di Pisolo pesa, ad occhio e croce, mezzo chilo. Mezzo chilo di bamba, nemmeno tanto ben confezionata.

FINE

Illustazione di Duccio Brunetti: Facebook  / Youtube

Racconto pubblicato sul numero di Luglio/Agosto di Umbria Noise

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