Papà ricordati di…

Il telefono squilla, una, due, tre volte. Paolo si sveglia, realizza che è notte e immagina che deve essere tardi, ma non pensa ad altro prima di rispondere.
Dall’altro capo del telefono una voce con un accento meridionale si presenta come Giuseppe Briguozzi, brigadiere dei Carabinieri del comando di una città che dista una quarantina di chilometri dalla città di Paolo. Il militare si scusa per aver chiamato a quest’ora, ma è per avvertirlo che suo figlio ha avuto un grave incidente con la macchina e che è stato trasportato d’urgenza all’ospedale. Non gli viene detto altro, solo il nome dell’ospedale e di recarsi lì nel più breve tempo possibile.
Fra un po’ di tempo, quando tutto questo sarà passato, Paolo si continua a leggere…

Scilla

Alla mia Tabitha


Ho sempre pensato che esistono solo due tipi di gatto domestico.
C’è il tipo di gatto che preferisce farsi gli affari suoi, vivere una vita quasi del tutto indipendente dagli umani, che decide lui quando farsi accarezzare e quando no, quando avvicinarsi e quando rimanere lontano, quello che ti guarda diffidente e non si avvicina mai se lo chiami, nemmeno se hai qualcosa di ghiotto in mano, che resta in attesa che gli lasci il suo boccone e che te ne vai, guardandoti sempre di sottecchi finché non sei del tutto sparito. Il tipo di gatto comune insomma, quello che per lo più hanno tutti in testa quando parli di gatti. E poi però c’è il tipo di gatto che
sembra più un cane che un felino domestico, che ti segue o che ti viene sempre incontro con la coda dritta, perpendicolare alla schiena, che inizia a fare le fusa non appena lo accarezzi, che se lo tieni in braccio non scalcia per fuggire, ma, anzi, si rilassa così tanto che si addormenta, ma non prima di averti “impastato” un po’ addosso, iniziando a pigiare in modo alternato con le zampette una parte che ritiene sufficientemente morbida di te. Ecco, ho sempre pensato che …

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