La presentazione del libro era alle diciotto, in libreria. E dalle quattordici non avevo fatto che bere. Alle diciassette avevo già vomitato. Purtroppo, contrariamente a quanto mi succedeva da ragazzo, quando mi bastava dare di stomaco per riprendermi, ora l’effetto dell’alcool non passava affatto. Ma non era un problema, anzi, stavo bene così. Mi ero svuotato dentro diverse doppio malto e qualche Campari, proprio per non sentire l’ansia, e quell’appuntamento in libreria, di ansia addosso, me ne aveva messa.
Avrei dovuto presentare il libro in una delle ultime librerie rimaste in centro, quella che sarebbe sopravvissuta ancora qualche mese dopo l’apertura, cinquecento metri più in là, della Feltrinelli.
Mi aveva invitato la proprietaria della libreria, una signora sulla sessantina, dai capelli tendenti al grigio e un’aria che, un primo momento, mi aveva fatto pensare fosse Continua a leggere
Fra qualche anno toglieranno il segreto di Stato sulla fine di alcune storie d’amore.
Non so se queste poche righe, contenute in Grasso, uno dei racconti contenuti in Vuoi star zitta per favore?, basteranno a farvi leggere questo libro. Beh, io, ad ogni modo, me l’auguro.
Non mi era mai capitato di leggere un libro, per di più horror e dannatamente splatter (l’episodio raccontato a pag. 361 è un must), e ridere di gusto. Questo libro è un viaggio all’inferno per mano di uno scrittore che sa dosare con maestria terrore, disperazione, desolazione e umorismo.
Quando lessi per la prima volta questo racconto, contenuto in “Cavie”, un romanzo composto da ventitré storie raccontate dai protagonisti, capii subito che Chuck Palahniuk sarebbe diventato il mio scrittore preferito.
Non sono così intelligente da capire appieno David Foster Wallace (in realtà, forse, non lo sono affatto, e questo spiegherebbe molte cose), ma ci sono lampi di coscienza che mi colgono mentre leggo qualcosa di suo, e a me basta quello.
Alla fine papà aveva preso all’Eurospin una bottiglia da un litro e mezzo di Bonarda.