La mia Babi (prima parte)

La Gigantessa - Magritte1.

Il Cinese dice che sarà un colpo facile. Io gli credo, mi fido di lui, anche se di un tossico non ci si dovrebbe mai fidare.
Non abbiamo un centesimo in tasca, e questo è un problema, un grosso problema quando devi farti. Ecco perché stiamo a bordo della sua Fiat Uno, diretti verso il paese di sua nonna.

Il Cinese, che in realtà si chiama Giulio Valsecchi e che viene chiamato “Il Cinese” perché ha, non si sa come, tratti somatici dannatamente orientali, non fa che ripetermi di quanto sarà facile ‘sta cosa che stiamo per fare.
Dice:
“Allora caro Yankee, andiamo, la ripuliamo e torniamo, poi, tempo un’oretta già saremo fatti come cachi.”
Fatti come cachi, il Cinese adora quest’espressione, mentre io la odio, sarà perché odio i cachi, o più in generale queste frasi del tipo “fuori come un lampione”, “come un terrazzo” ecc. ecc. Le trovo da adolescenti alla prima sbornia e noi, l’adolescenza, l’abbiamo passata da un po’. E anche le prime sbornie.
“Te l’ho detto,” continua lui, “’sta vecchia abita da sola, in una casa isolata sopra il paese di mia nonna, non ha marito, non ha cani, parenti o badanti a rompere le palle, vedrai sarà facilissimo ripulirla.”
Io mi auguro che sia davvero così, perché so quanto il Cinese spesso la fa facile. Una volta andammo in vacanza in campeggio in un cazzo di posto in Toscana, mi disse di non portarmi il fumo ché lì ne avremmo trovato a quintali: in tutta la vacanza riuscimmo a fumarci una canna, e solo grazie a due polacchi più sfigati di noi che stavano facendo l’Interrail.
“Chiama la Strega,” mi fa il Cinese eccitato, “e digli di metterci da parte due belle porzioncine di Gnuna.”
La Strega è un magrebino di Perugia da cui ci riforniamo ultimamente, e la Gnuna, beh, la Gnuna è Lei, nostra amatissima Signora delle vene. Brown sugar. L’eroina insomma.
Al Cinese dico:
“La Strega non lo chiamo, aspettiamo cazzo, vediamo come va poi chiamiamo.”
Lui mi guarda, mi dà una pacca sulle spalle e mi fa:
“Ottimismo Yankee, ottimismo, ci vuole ottimismo!”
“Guarda la strada,” gli faccio io. Allora lui rallenta, quasi a fermarsi, mi guarda serio e dice:
“Cazzo ,tu che sei un fan dell’America dovresti averla nel cuore questa cosa dell’essere ottimista”
Vorrei rispondergli che sapere di andare a fare una rapina non mi fa essere tanto ottimista, e che non c’entra niente il fatto che io sono molto appassionato della cultura americana tanto da beccarmi l’appellativo di Yankee. Non è perché adoro gli Stati Uniti, pur non essendoci mai stato, che devo essere ottimista a tutti i costi. Gli americani poi si affidano a Dio, credono che la loro Nazione sia sotto la Sua ala protettiva, è ovvio che sono ottimisti. Io come faccio ad esserlo se mi affido ad uno come il Cinese?
Non dico niente, non rispondo, resto in silenzio, lo guardo e, nella penombra dell’auto, la sua pelle mi pare davvero gialla, forse sta realmente diventando cinese, o forse è colpa di quel vizio che abbiamo in comune che ha a che fare con della roba che ci spariamo nelle vene. Non lo so.
“Guarda come ci siamo ridotti,” faccio io dopo un po’.
Il Cinese ha ripreso ad andare con la macchina e dice solo:
“E’ l’unica alternativa, lo sai.”
Sì, lo so. I soldi li abbiamo finiti entrambi. Lui s’è finito tutta la liquidazione che gli avevano dato dopo che lo avevano cacciato dalla concessionaria dove lavorava per averlo trovato a farsi nel bagno. Io invece ho prosciugato i soldi della borsa di studio che l’Agenzia per il Diritto allo Studio concede agli universitari che, come me, non raggiungono un certo reddito familiare. Entrambi a casa abbiamo ripulito il ripulibile. I nostri genitori hanno nascosto in tempo il loro oro – ma il nostro, quello accumulato negli anni grazie a cose tipo Battesimo, Comunione e Cresima, beh, quello no. Il resto, televisioni, lavatrici, videoregistratori e cose simili, è roba talmente vecchia che non trovi a dar via nemmeno a regalo.
Insomma, soldi non ne abbiamo, un lavoro nemmeno, ma dobbiamo farci. E ci servono soldi. E le cose sono due: o li rubiamo, oppure. Oppure facciamo come tanti altri che prendono e vanno dal Vicedirettore.
Il Vicedirettore è un grasso pensionato che paga disperati in cerca di due soldi per farsi. Li paga per farsi spompinare. E non solo. E’ chiamato Vicedirettore perché per anni è stato davvero vicedirettore di una delle più importanti banche della città. Ora, però, il grassone ha creato questo business coi disperati dell’eroina, perché conosce altri schifosi come lui ai quali smista tossici disposti a tutto pur di trovare qualche euro per bucarsi, prendendoci la sua percentuale. Se sei spiantato e vuoi farti, cerca il Vicedirettore e, dopo aver fatto quello che devi fare, avrai i tuoi quattro soldi per schizzarti dentro qualcosa.
A noi, però, di andare a fare pompini a questi schifosi non ci va, e nemmeno di prenderlo nel culo. Col cazzo!
Quindi ecco perché abbiamo scelto la prima alternativa, quella di rubarli i soldi, ma siccome io e il Cinese non siamo Lupin e Jigen, ma siamo ladri alle prime armi, eccoci a fare questo colpo che, a detta del Cinese, sarà facile, anzi, FA-CI-LI-SSI-MO!, come ha detto lui scandendo bene prima di salire in macchina.

Leggi la seconda parte. Clicca QUI


Licenza Creative Commons
La mia Babi di Jacopo Marocco è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso jacopomarocco@gmail.com.

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