Villa Rometti (seconda parte)


2.
Quella sera cenai. Come al solito mia nonna mi aveva preparato un sacco di portate: un primo, due secondi, diversi contorni. Sembrava più che fossi al pranzo di un matrimonio che ad una semplice cena a casa. Mangiai tutto: mi piaceva quello che mi preparava e poi sarà stata l’estate o sarà stato il posto, ma avevo sempre appetito quando stavo da lei.
Finito di mangiare decisi di uscire e di andarmi a fumare due o tre tiri di sigaretta da qualche parte, come facevano quelli che fumavano sul serio, che fumavano dopo i pasti per “digerire”. Ma più di tre continua a leggere…

Villa Rometti (prima parte)

PROLOGO
Se non fosse successo quello che poi successe, sono sicuro che nei tempi a venire avrei ricordato quella serata come la più bella e la più fortunata della mia vita. Ma quello che non doveva succedere, successe. E quella serata, ora, la considero la più sfortunata e la più brutta della mia vita.

1.
D’estate i miei mi mandavano per le vacanze a stare da mia nonna.
La cosa non mi dispiaceva perché alla fine lei non mi dava mai noie, e non mi dava orari o particolari limiti, ero molto libero quando stavo da lei. Le importava solo che mangiassi, tanto e sempre. Alla fine di ogni estate passata da lei, ero ingrassato sempre di quattro o cinque chili. Era ossessionata dal cibo, continua a leggere…

Due stanze dopo

1.
Agli investigatori dirò che quello che avevo trovato lì, non lo avevo mai trovato da nessun’altra parte. E non si può dire che non avessi cercato: ero stato con donne, con uomini. Con donne e uomini contemporaneamente. Disperato, era andato perfino con animali, ma niente. Avevo pensato anche ai bambini, ma fortunatamente la cosa mi ripugnava.
Le avevo provate tutte: mi ero fatto continua a leggere…

Shampoo e dentifricio

Doppio Segreto - MagritteUna ricerca di quelle università di chissà dove afferma che un’alta percentuale di gente che si è suicidata, poco prima di compiere l’insano gesto si è lavata accuratamente capelli e denti. Shampoo e dentifricio prima di morire. Curioso. Anche se mi chiedo come hanno fatto quelli dell’università di so io dove a rilevare ciò. Metti uno che si è sparato in bocca, come fai a vedere se si era lavato i denti da poco?
Questa cosa della ricerca l’ho letta oggi pomeriggio in uno di quei giornali che parlano di tutto, dalla politica al gossip a come avere un addome a tartaruga in sette giorni. Il giornale in questione è uno dei tanti che puoi trovare nella sala d’attesa del mio continua a leggere…

La Fatina dei Denti

1.
Tom guardava la TV, guardava Willie il coyote che inseguiva Road Runner, l’uccello azzurro che faceva quello strano verso, bip bip, e che tutti pensavano fosse uno struzzo e che invece no, non era uno struzzo, ma, gli aveva spiegato una volta suo padre, un uccello dei deserti americani, chiamato volgarmente Roadrunner, corridore della strada.
Sua madre gli andò vicino, gli mise davanti una fetta di pane con sopra spalmato del burro d’arachidi e disse:
“Ecco la merenda, io vado, ci vediamo dopo.”
Tom annuì e, senza distogliere gli occhi dal televisore, prese la fetta di pane in mano. Distrattamente continua a leggere…

MARITOzzo

Roma. 25/12/2008. Ore 18:00

Alla tv danno Edward Mani di Forbice. Un classico a Natale. Lo danno sempre.
La mia tristezza cresce.
La malinconia dilaga.
Cambio canale: c’è un presentatore, è schizzato. Dai primi piani si vede bene che ha le pupille dilatatissime. Ha gli occhi di un gatto di fronte ai fari di un auto. Il presentatore cocainomane si raccomanda col pubblico: “Siate più buoni, è Natale”.
Giro canale: cambia presentatore, ma è chiaro che ha lo stesso vizio del collega. Anche lo slogan è uguale: “Siate più buoni, è Natale”.
Natale, Natale, Natale… continua a leggere…

Amore d’Acciaio

Non riesco a sentire cosa dice. Siamo troppo distanti. Mi sta urlando qualcosa, ma non riesco a capire. Si mette le mani a coppa intorno alla bocca e prova di nuovo. Niente. Nisba. Nada de nada.

In acciaieria sembra di essere in discoteca: per capirsi bisogna urlarsi nelle orecchie.

Una lava fluida fuoriesce copiosa dalla crepa che si è aperta poco fa dall’altoforno. Scorre tra di noi. È anche bella da guardare: i suoi colori che variano dal giallo, all’arancione, al rosso sono tra i miei preferiti. Peccato non si possa toccare, peccato che raggiunga quasi i millequattrocento gradi.
Peccato che questo fiume caldo sia troppo largo da saltare.
Peccato la troppa paura da superare.
Peccato che dietro a noi non ci sia nessuna via d’uscita.

Siamo dei topi in trappola, operai in fabbrica.

Ora gesticola. Con l’indice s’indica la bocca.
“BOCCA?” Urlo io.
Scuote forte la testa. No, non è “bocca” ciò che vuole di dirmi. Riesce a capirmi? Come fa?
Si passa l’indice intorno alle labbra. Ah ok, ci sono. Vuole che continua a leggere…