Il teletrasporto ci renderebbe obesi

Il teletrasporto ci renderebbe obesi_jacopo_marocco

A Ciri, ancora.

Lo spirito di sopravvivenza squilibrato. Sballato. Un nemico.
Le lauree specialistiche ne “Il sabato del Villaggio”. La donzelletta vien dalla campagna. Io pure.
Dolci pause nella visioni in streaming di Lolita. Lo-li-ita.
I cocainomani che pensano di non essere tossicodipendenti.
Cercare lavoro è un lavoro. Non retribuito. Come gli altri.
Dr.ssa Jekyll e Mrs. Hyde, non assefuarti, ti prego, all’aggettivo “bella”.
Un ippopotamo nella zona industriale di questa cazzo di città.
Il fastidio delle pubblicità prima dei video su youtube. Skip intro una sega.
La cura certosina nel rifare il letto. I tuoi capelli color autunno.
L’ansia fottuta del continua a leggere…

Amore d’Acciaio

Non riesco a sentire cosa dice. Siamo troppo distanti. Mi sta urlando qualcosa, ma non riesco a capire. Si mette le mani a coppa intorno alla bocca e prova di nuovo. Niente. Nisba. Nada de nada.

In acciaieria sembra di essere in discoteca: per capirsi bisogna urlarsi nelle orecchie.

Una lava fluida fuoriesce copiosa dalla crepa che si è aperta poco fa dall’altoforno. Scorre tra di noi. È anche bella da guardare: i suoi colori che variano dal giallo, all’arancione, al rosso sono tra i miei preferiti. Peccato non si possa toccare, peccato che raggiunga quasi i millequattrocento gradi.
Peccato che questo fiume caldo sia troppo largo da saltare.
Peccato la troppa paura da superare.
Peccato che dietro a noi non ci sia nessuna via d’uscita.

Siamo dei topi in trappola, operai in fabbrica.

Ora gesticola. Con l’indice s’indica la bocca.
“BOCCA?” Urlo io.
Scuote forte la testa. No, non è “bocca” ciò che vuole di dirmi. Riesce a capirmi? Come fa?
Si passa l’indice intorno alle labbra. Ah ok, ci sono. Vuole che continua a leggere…

Mentre Dormi

a Ciri

Fa freddo, molto freddo.
Ho paura, molta paura.
E sono stanco, molto stanco.
L’unica cosa che mi da forza è il desiderio di proteggerti. Così, dormi amore mio, dormi tranquilla, che ci sono io qui a vegliare su di te.

Da quassù si vede un bel panorama di giorno: si riesce a vedere tutta la valle per intero. Peccato che ora è notte e non c’è nemmeno un accenno di luna. E così si vede poco e niente. Più niente, che poco. I paesi a valle, ormai disabitati, sono difficilmente distinguibili senza neanche un lumicino acceso.
I miei occhi, invitati anche da tanta oscurità, provano a chiudersi con cadenza regolare. Ma devo restare sveglio e rimanere qui, all’ingresso di  continua a leggere…

Six Six Six

1.

Da quando mi sono svegliato l’infermiera non mi ha rivolto parola. Solo monosillabi e sguardi fugaci. È in evidente disagio qua dentro, con me. È uscita una sola volta, quando ho aperto gli occhi – che, a quanto dicono, erano quattro giorni che non aprivo. L’infermiera ha aperto la porta, dietro c’era uno sbirro, gli ha bisbigliato qualcosa, lo sbirro ha annuito, e se n’è andata lasciandomi sotto lo sguardo dell’uomo in divisa e poi è rientrata con un dottore. Uno sguardo generale, qualche domanda di routine tipo “come stai?, “Ti fa male qui?” e bla bla bla, ma anche lui nessun sorriso e un atteggiamento che sfiorava l’ostilità. Questo era qualche oretta fa, quando ancora non avevo capito perché mi trovavo qua. Poi continua a leggere…

Folon

Accadde circa una settimana prima del mio diciottesimo compleanno.

Alla fine io c’avevo fatto l’abitudine, ma in realtà chi ancora non ce l’aveva fatta, l’abitudine, chi in fondo non l’aveva mai accettata come cosa, erano i miei genitori. Altrimenti come spiegare il fatto di portarmi da una presunta santona, una maga, una fattucchiera, o come volete definirla, poco prima dei miei diciotto anni? Perché quella fu l’ultima di una serie infinita di tappe ingloriose: prima della maga passammo, o meglio, mi fecero passare attraverso una serie senza fine di dottori, dermatologi, omeopati, naturopati fino ad arrivare a preti e luoghi di speranza come Lourdes, San Giovanni Rotondo e l’immancabile Madjugorie. Non che fossero così credenti i miei, ma era evidente che nonostante ripetessero come un mantra che io non dovevo sentirmi diverso dagli altri, loro probabilmente, dagli altri, diverso, mi trovavano. Non volevano che il loro figlio fosse  continua a leggere…