La mia Babi (seconda parte)

La Gigantessa - Magritte2.

La vecchia ha una bella casa. Non è una villa, ma è comunque una bella casa. E’ isolata dal paese, sarà a circa cinque chilometri dalle ultime case che abbiamo incontrato. A destra e sinistra della strada che porta qui, per poi proseguire non so dove, ci sono solo boschi.
Abbiamo lasciato la macchina in una stradina sterrata che entra in una pineta, a pochi metri da qua. Io mi sono portato dietro uno zaino con dentro due maschere, una corda e anche l’ultima delle sei doppio malto prese alla LIDL.
Siamo fermi davanti al cancello, a guardare la casa. A far luce qua davanti c’è solo un lampione.
Mentre apro la birra, per sicurezza, chiedo di nuovo:
“Ah Cine’, insomma sicuro che questa abita da sola, eh?”
“Ancora?!? Sì, te l’ho già detto cento volte. Nonna la conosce bene. Da piccolo ci sono venuto pure un paio di volte a casa sua. So tutto di lei e sì, per la centounesima volta: la vecchia è sola!”.
“Ma se continua a leggere…

La mia Babi (prima parte)

La Gigantessa - Magritte1.

Il Cinese dice che sarà un colpo facile. Io gli credo, mi fido di lui, anche se di un tossico non ci si dovrebbe mai fidare.
Non abbiamo un centesimo in tasca, e questo è un problema, un grosso problema quando devi farti. Ecco perché stiamo a bordo della sua Fiat Uno, diretti verso il paese di sua nonna.

Il Cinese, che in realtà si chiama Giulio Valsecchi e che viene chiamato “Il Cinese” perché ha, non si sa come, tratti somatici dannatamente orientali, non fa che ripetermi di quanto sarà facile ‘sta cosa che stiamo per fare.
Dice:
“Allora caro Yankee, andiamo, la ripuliamo e torniamo, poi, tempo un’oretta già saremo fatti come cachi.”
Fatti come cachi, il Cinese adora quest’espressione, mentre io la odio, sarà perché odio i cachi, o più in generale queste frasi del tipo “fuori come un lampione”, “come un terrazzo” ecc. ecc. Le trovo da adolescenti alla prima sbornia e noi, l’adolescenza, l’abbiamo passata da un po’. E anche le prime sbornie.
“Te l’ho detto,” continua lui, continua a leggere…

Di cosa parliamo quando parliamo di Carver

CattedraleCarver apre la porta di una stanza e descrive un istante di una vita. Una vita qualsiasi. Di chiunque. Una vita vera. La nostra.

Per lungo tempo ho pensato che raccontare una storia fosse qualcosa che, in un crescendo, al culmine doveva esplodere. O quasi. Un po’ come quando facendo l’amore si arriva all’orgasmo.
Poi ho scoperto Carver.
O meglio, l’ho riscoperto e ho visto come può diventare un capolavoro anche la descrizione di un semplice (apparentemente banale) istante di vita. Un istante di vita a prima vista stupido, ma in realtà pieno di significato. Pieno di significato come ogni istante della nostra vita, quella che spesso, non so per quale cazzo di motivo, viviamo senza esserne consapevoli.

CATTEDRALE
Lo avevo letto 5 anni fa: m’aveva lasciato indifferente.
L’ho riletto ora: m’ha lasciato stupefatto.
Due dei racconti (a mio avviso) più belli della raccolta:
Cattedrale – http://svel.to/cv4
Una cosa piccola ma buona – http://svel.to/cv5

Il 1994 fu un anno di merda

Magritte - La Voix des Airs Il 1994 fu l’anno in cui Charles Bukowski morì. E infatti fu un anno di merda, e non solo per quelli che già amavano Bukowski, ma anche per chi lo avrebbe amato più in là.

E fu un anno di merda anche perché qualcuno decise di “scendere in campo”, e candidarsi alle elezioni politiche.

Fu un anno di merda, poi, perché i genitori di T. decisero di mandarlo a scuola da un’altra parte, e capitò in una classe piena di stronzi.
Faceva la terza elementare e avrebbe voluto morire, solo che i bambini non sanno nemmeno cosa sia la morte, e allora dovette inventarsi qualcosa per galleggiare, come uno stronzo, in mezzo a quel mare di merda.
Lo escludevano perché non ero uno di loro, uno che era con loro dalla prima, o meglio ancora dall’asilo. Era l’estraneo, il forestiero. E allora lui continua a leggere…

E venne il lampo e poi il tuono

Magritte - Hegel's holidayOggi, come da dodici anni a questa parte, il mio cane doveva andare di corpo. Così ho preso il guinzaglio e uno stupido sacchetto raccogli-merda, ho ingoiato la mia quotidiana pasticca di Sertralina e ho portato Vincent a fare un giro dell’isolato.

Tornando a casa siamo passati davanti a una casa che sta sulla mia stessa via, ma dal lato opposto. Da casa mia disterà sì e no cinquecento metri. Ha un cortile davanti e anche un giardino ben curato con ficcate per terra una decina di quelle lampade che si caricano con la luce solare e che, di notte, illuminano poco o niente. Prima ci abitava una vecchia che continua a leggere…

Nomination “LIEBSTER AWARD”

liebster awardThe Wanderer (http://thewanderer126.wordpress.com) mi ha lasciato questo commento:

“Ciao Jacopo,
Ti scrivo perché, avendo apprezzato ciò che scrivi, ho deciso di nominare il tuo blog al Liebster Award
(http://thewanderer126.wordpress.com/2014/02/09/nomination-liebster-award/): si tratta di una simpatica iniziativa di
promozione reciproca fra blog.
Nella speranza che non ti dispiaccia,
M.”

Ma come può continua a leggere…

Batman e Catwoman

Gli Amanti - Magritte

Racconto scritto insieme a Fabrizio B.

“Quinto: non commettere atti impuri”: ricamato dalle amorevoli e severe mani di mia madre sta lì, in una cornice d’ebano, sulla parete di fronte ai piedi del letto. Riassume in poche lettere la mentalità da Vecchio Testamento dei miei genitori, gente che ha mandato mia sorella Florentina a trascorrere le vacanze estive da una nostra zia suora solo per averla sorpresa in intimità prematrimoniale col fidanzato. Troppo scandalo per una famiglia osservante e bene in vista nella nostra diocesi, l’esatto opposto del nostro giovanissimo parroco Don Michelino, moderno, progressista, sostenitore della continua a leggere…

Illegal

Magritte - The TherapistRacconto della serie #ScrittoTantoTempoFa

Ad Aldo, Roberta e Rudra

 

Non so perché lo feci. Ad oggi non ho ancora una spiegazione precisa. Forse la noia. Forse la rabbia. Forse volevo solo prendermeli un po’ per il culo, vedere fino a che punto sarebbero arrivati.
Forse è la mia stupida passione per la sociologia che mi fa fare questi esperimenti. Mi piace vedere fino a dove può arrivare l’idiozia umana e, credetemi, dai miei studi, posso dire che arriva davvero lontana.

1.

Non fu difficile.
Su Internet trovi di tutto. Si vende di tutto. Potresti anche trovare qualcuno che vende la propria madre.
Erano diversi i siti tra cui scegliere: la maggior parte olandesi, ovviamente. Ottime riproduzioni, prezzi abbastanza ragionevoli.
Scelsi, pagai online ed attesi.
Dopo dieci giorni arrivò il pacco. Era gigantesco, sembrava che dentro ci fossero tre televisori da quarantadue pollici. Lo aprii: continua a leggere…

L’Alieno

Magritte - La corda sensibile (L'ALIENO)Racconto della serie #ScrittoTantoTempoFa

Era una sera d’estate. Afosa, calda ed appiccicosa. Una di quelle sere in cui l’afa che soffoca a mezzanotte, è uguale a quello del mezzogiorno.
Me ne stavo a pesca in un lago, a qualche chilometro da casa.
Non ero solo, ero con Giovanni che, dopo varie salsicce arrosto, vari bicchieri di vino e varie canne, era crollato in un sonno profondo. S’era addormentato, e m’aveva lasciato solo, mezzo ubriaco e fumato, con i miei di pensieri. I miei cazzo di pensieri grigioscuro: alla maturità m’avrebbero bocciato quegli stronzi? Quella stronza di Miriam mi cagherà mai? Quello stronzo di mio padre quando si deciderà a lasciare la badante di mia nonna?
Tutto era immobile e silenzioso. Nessun filo di vento a portare un po’ di fresco. Nessuna increspatura dell’acqua. Nessun movimento dell’asticella fluorescente fissata sul galleggiante per vederne i movimenti di notte.
Le stelle erano ferme al loro posto, nessuna accennava a cadere.
Solo io continua a leggere…

Compro Oro

René Magritte - The ExplanationRacconto della serie #ScrittoTantoTempoFa

Era la festa della mamma, ma il regalo lo fece lei a me.
Beh, sarebbe più onesto dire che me lo presi da solo. Un prestito diciamo, solo che lei non ne era al corrente. Appena trovo un lavoro, mi dissi, le restituisco tutto. Certo, non quello che mi ero preso. Sarebbe stato impossibile: era una catenina d’oro, probabilmente un regalo della sua comunione, o di qualche altro stupido rito cattolico, non so. Certamente una volta barattata per soldi, sarebbe andata persa per sempre. No. Non le avrei restituito la stessa catenina, ma una uguale, magari qualcosa preso al reparto bigiotteria del negozio dei cinesi sotto casa. A mia madre piaceva tanto la bigiotteria.

Entrai in quei negozietti che fuori hanno la scritta “Compro Oro”. Ricettatori legalizzati.
Non era la prima volta che continua a leggere…